sabato, 26 febbraio 2005

Pynchon's latest book

Kovalevskaya: la matematica come immaginazione.


I fogli di un vecchio testo di analisi che tappezzavano le pareti della sua stanza, nella casa di campagna, furono per Sof'ja Kovalevskaya il primo incontro con la matematica. Aveva soltanto sei anni, ma la piccola Sof'ja era affascinata dai segni misteriosi di quelle pagine, diventate casualmente tappezzeria, e cercava di dare un significato a frasi e formule per lei incomprensibili.
Racconta:
Passavo ore di fronte a quella parete. Non riuscivo naturalmente a trovare il significato di quelle frasi, ma esse agivano sulla mia immaginazione portandomi a una venerazione per la matematica che vedevo come una scienza misteriosa ed esaltante che apriva ai suoi adepti un nuovo mondo di meraviglie, inaccessibile ai comuni mortali.
Sof'ja Vasilyevna Kovalevskaya, considerata la prima grande matematica moderna, era nata a Mosca nel 1850 ed era figlia di Vasily Korvin - Krukovsky, un generale d'artiglieria, e di Velizaveta Shubert, le cui famiglie appartenevano alla nobiltà russa. Le vicende della sua vita provano come intolleranza e pregiudizi, cent'anni fa, rendessero quasi impossibile per una donna, intraprendere la carriera scientifica.
Sof'ja, dopo aver ricevuto la sua prima educazione da una rigida istitutrice inglese, seguì i corsi di matematica tenuti da un professore dell'Accademia Navale di Pietroburgo, il quale riconobbe immediatamente il suo grande talento. Il padre però, poco soddisfatto della vocazione scientifica della figlia, oppose un secco rifiuto alla richiesta di Sof'ja di potersi recare in Germania, per completare la sua preparazione.
In Russia era il momento del nichilismo (il romanzo di Ivan Turgheniev, Padri e figli, è del 1862) e Sof'ja, con la sorella Aniuta, era impegnata in prima linea nella battaglia per l'emancipazione della donna. Scriverà più tardi:
Incomincio a capire perché gli uomini apprezzano tanto le brave, utili casalinghe. Se fossi un uomo, anch'io mi sceglierei una bella piccola mogliettina che mi potrebbe liberare da tanti lavori.
Molte ragazze russe avevano trovato il modo di sottrarsi all'autorità paterna con un matrimonio di convenienza, ed anche Sof'ja, all'età di diciotto anni, senza il consenso della famiglia, sposò un giovane paleontologo, Vladimir Kovalevski. In questo modo riuscì a lasciare la campagna e ad iscriversi all'Università di Heidelbergh, una delle poche aperte anche alle donne, dove incominciò ad approfondire i temi dell'analisi moderna sotto la guida di Leo Konisberg. Contemporaneamente seguiva i corsi di fisica dei celebri Kirchoff e Helmholtz, arrivando in tal modo ad apprezzare le possibili applicazioni della matematica.
Ma il grande desiderio di Sof'ja era di poter frequentare l'Università di Berlino, in quel tempo ancora chiusa alle donne, e assistere alle lezioni di Karl Weierstrass, considerato il padre dell'analisi moderna, la cui fama come matematico, ma soprattutto come insegnante, attirava a Berlino, da tutta Europa, molti giovani e brillanti matematici. Sof'ja riuscì ad incontrare Weierstrass il quale rimase colpito dalla preparazione della giovane russa e chiese al Consiglio universitario l'autorizzazione ad ammetterla alle sue lezioni, autorizzazione che gli fu negata.
Weierstrass decise allora che l'avrebbe seguito privatamente e in questo modo, avendo a disposizione, per più di quattro anni l'insegnante migliore, Sof'ja raggiunse in breve tempo notevoli risultati. Ma nonostante l'indiscutibile valore dei lavori che andava pubblicando e gli interventi di Weierstrass in favore della sua allieva favorita, nessuna università europea sembrava disposta ad offrire una cattedra di matematica ad una donna. L'unica possibilità che le si offriva era l'insegnamento dell'aritmetica nelle scuole elementari russe, ma come osservava ironicamente Sof'ja, "sfortunatamente ero molto debole nelle tabelline". Solo nel 1888, dopo aver vinto il premio Bordin, un prestigioso riconoscimento dell'Accademia delle Scienze di Francia, con un celebre lavoro Sulla rotazione di un corpo solido intorno a un punto fisso, riuscì, grazie all'intervento di Mittag - Leffler, uno dei migliori allievi di Weiestrass, ad occupare la cattedra di Analisi Superiore dell'Università di Stoccolma dove venne accolta con grande simpatia. Scriveva un giornale svedese dell'epoca:
Oggi non annunciamo l'arrivo di un volgare e insignificante principe di sangue nobile. No, la Principessa della Scienza, Madam Kovalevski onora la nostra città con il suo arrivo. E' la prima donna in Svezia che entra come docente universitaria.

Ma riportiamo anche il giudizio ingeneroso di August Strindberg, il celebre poeta svedese, il quale scrisse:

Sof'ja Kovalevski dimostra, in modo lampante, come due più due fa quattro, che una donna docente di matematica è una mostruosità, e come essa sia inutile, dannosa e fuori luogo.

A quel punto incominciarono anche ad arrivare quei riconoscimenti che Sof'ja aveva atteso per tanti anni, come l'invito a far parte dell'Accademia delle Scienze di Russia.
I suoi impegni scientifici l'avevano portata a trascurare la famiglia e la sua vita sentimentale. Il suo matrimonio fu un fallimento che neanche la nascita di una figlia, che chiamò con il suo stesso nome, Sof'ia, ma che tutti chiamavano "Foufie", riuscì a salvare. Sof'ja viveva costantemente lontano dal marito e questi, in seguito ad una serie di disavventure finanziarie, finì per suicidarsi, un suicidio che la turbò profondamente e la portò ad una profonda crisi depressiva. A peggiorare il suo stato d'animo contribuiva anche il clima e l'ambiente di un paese, la Svezia, che non riuscì mai ad amare, nonostante fosse stato l'unico ad aprirle le porte dell'insegnamento universitario. Scriveva a un'amica:
Questo sole eterno, queste lunghe notti chiare troppo in anticipo sul calore dell'estate, sono snervanti; sono notti che promettono una felicità che non sanno dare.

Per reazione si dedicò completamente ai suoi studi matematici:

Nei momenti più tristi mi aggrappo alla matematica, è bello poter pensare che esista un mondo del tutto separato dal nostro "io" e sento la necessità di pensare ad argomenti indipendenti da qualsiasi implicazione individuale.
Anche la sua salute incominciò a peggiorare. Le complicazioni di una banale influenza trascurata, le furono fatali e Sof'ja Kowalewskaya morì, il 10 febbraio 1891, all'età di quarantun anni.
I suoi lavori la collocano tra i grandi matematici del secolo scorso. Si occupò principalmente di analisi e un suo teorema, relativo alle equazioni differenziali, è ben noto agli studenti di matematica. Fra i suoi lavori ricordiamo inoltre una ricerca sulla propagazione della luce in un mezzo cristallino e uno studio sugli anelli di Saturno.
Il lettore non matematico faticherebbe non poco nel cercare di capire il significato dei suoi lavori scientifici e sicuramente apprezzerebbe maggiormente il suo lavoro di scrittrice al quale si dedicò con altrettanta passione. I titoli di alcune delle sue opere sono indicativi dei suoi interessi: Il lettore universitario, Il nichilista, La donna nichilista.
In collaborazione con una sua cara amica e biografa, la sorella di Mittag Leffler, Anne Charlotte, moglie di un nobilotto napoletano con la passione per la matematica, il Duca di Cajanello, scrisse anche un dramma, La lotta per la felicità', che ebbe all'epoca un discreto successo.
Un'opera almeno, i suoi autobiografici Ricordi d'infanzia, che non ci risulta sia mai stata tradotta in italiano, meriterebbe miglior fortuna. Si tratta di un vivace e realistico quadro della vita in una dimora di campagna, nella Russia dell'Ottocento. E' molto bella la descrizione del suo amore di tredicenne per il grande Dostoevskij, amico di famiglia, e il racconto attento e minuzioso dei difficili rapporti fra padroni e servitù. Ricorda proprio certe pagine di Dostoevskij la sua descrizione di un delitto, la zia massacrata dai servi, esasperati dalla sua tirannia, o il ricordo di una giovane cameriera ingiustamente frustata e licenziata per un furto che in realtà non aveva commesso.
Peccato che la morte prematura abbia interrotto bruscamente non solo il suo lavoro scientifico, ma anche quello che poteva essere forse altrettanto importante di scrittrice. A una amica che si sorprendeva nel constatare quanto fosse brava sia come scrittrice che matematica, rispose:

"Chi non ha mai avuto occasione di approfondire la conoscenza della matematica, la confonde con l'aritmetica e la considera un'arida scienza. In realtà è una scienza che richiede molta immaginazione. Uno dei più grandi matematici del nostro secolo osserva giustamente che è impossibile essere matematico senza avere l'animo del poeta. E' necessario rinunciare all'antico pregiudizio secondo il quale il poeta deve inventare qualcosa che non esiste, che immaginazione e invenzione sono la stessa cosa. A me pare che il poeta deve soltanto percepire qualcosa che gli altri non percepiscono, vedere più lontano degli altri. E il matematico deve fare la stessa cosa". 



 

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sabato, 26 febbraio 2005

Pynchon's latest book

Memorie d'infanzia
di Sofya Kovalevskaya

Pubblicate per la prima volta in Svezia nel 1889, queste memorie ottennero un immediato successo. In seguito apparvero in molteplici edizioni, tra cui quelle russa, francese, danese, tedesca, inglese ed americana. Il racconto ripercorre l’adolescenza e l’infanzia trascorse in Russia - di cui una parte importante è rappresentata dall’amicizia con Dostoevskij - arrivando molto indietro nel tempo, fino ai primissimi ricordi della protagonista. Attraverso quest’opera, che racconta la sua formazione intellettuale e sentimentale, la Kovalevskaja fornisce anche un interessante spaccato dell’atmosfera sociale e culturale della Russia di metà Ottocento, sulla scia dei grandi scrittori russi suoi contemporanei.

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sabato, 26 febbraio 2005

Pynchon's latest book

Un vecchio amico

di Sofja Kovalevskaja


Quando ci stabilimmo definitivamente in campagna, tappezzammo l'intera casa e mettemmo una nuova carta da parati in tutte le stanze. Poichè tanti erano i vani, la carta da parati non fu sufficiente per una delle camere dei bambini. Ordinarla significava farsela mandare da Pietroburgo, ed era una questione molto complessa; inoltre non valeva la pena di affrontare tutto ciò per una sola stanza, si decise quindi di aspettare un'occasione propizia. Nell'attesa del fatto, la negletta stanza se ne restò per molti anni con una delle sue pareti ricoperte di carta di uso comune.

La sorte volle però che in questa prima fodera preparatoria fossero stampate le conferenze che il professore Ostrogradskj aveva tenuto sul calcolo differenziale, e che erano state acquistate da mio padre in gioventù. Questi fogli, tutti costellati di formule astruse, attrassero subito la mia attenzione. Mi ricordo di me bambina, mentre rimanevo ferma per ore e ore davanti a questo muro misterioso per afferrare almeno qualche passaggio isolato o trovare la sequenza del numero delle pagine.

Grazie a questa contemplazione lunga e prolungata, l'aspetto esteriore di molte di queste formule s'impresse nella mia memoria; e proprio il modo in cui erano scritte lasciò una profonda traccia nel mio intelletto, sebbene fossero per me incomprensibili.

Molti anni dopo, quando avevo già quindici anni, presi la mia prima lezione di calcolo differenziale dall'eminente professore di Pietroburgo Alexander Nikolajevich Strannoljubskj. Questi si stupì della velocità con cui afferravo i concetti di limite e di derivata, "proprio come se tu li avessi precedentemente conosciuti". Mi rammento che si espresse con queste precise parole. Effettivamente nel momento in cui mi spiegava questi concetti avevo vivida nella memoria tutto quello che era scritto sui memorabili fogli di Ostrogradskj, e il concetto di limite mi apparve come un vecchio amico.


Sofja Kovalevskaja, Memorie d'infanzia, Pendragon, Bologna 2000, p. 116 

 

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sabato, 26 febbraio 2005

IL PROSSIMO ROMANZO DI THOMAS PYNCHON E' SU?

Sofya Kovalevskaja
1850-1891
Matematica russa geniale dalla vita romanzesca, fu una delle prime donne ad ottenere una cattedra universitaria
Matematica geniale dalla vita romanzesca, Sofja Kovalevskaja, detta Sonja, diede importanti contributi in diversi campi della matematica e fu una delle prime donne ad ottenere una cattedra universitaria.

Nata nel 1850 nei pressi di S. Pietroburgo da una famiglia nobile, sin da piccola mostrò un talento eccezionale per la matematica. I genitori le diedero un'ottima istruzione, permettendole di studiare privatamente la geometria analitica e il calcolo. L'accesso all'Università le era tuttavia negato: in Russia le donne non potevano accedere agli studi universitari.

In quegli anni Sonja entrò in contatto con i giovani appartenenti agli ambienti nichilisti e rivoluzionari che si battevano per l'abolizione della schiavitù e per l'istruzione delle donne. In questi ambienti era diventata consuetudine che le donne contraessero matrimoni di convenienza per ottenere il passaporto e andare all'estero a studiare.

Così fece anche Sonja: sposò Vladimir Kovalevskij, studente di giurisprudenza appassionato di scienze naturali, e si trasferì con lui prima a Vienna, poi ad Heidelberg e infine a Berlino, dove iniziò a lavorare con Karl Weierstrass, padre dell'analisi matematica.

La collaborazione con Weierstrass fu molto proficua. Sotto la sua guida Sonja scrisse importanti lavori, che le valsero il diploma di dottorato cum laude: "La teoria delle equazioni differenziali parziali" (1875), considerato un lavoro di grande rilievo, uno studio sugli anelli di Saturno e il saggio "Riduzione di una classe di integrali abeliani di 3° grado a integrali ellittici".

Nel 1884 si trasferì a Stoccolma, dove l'Università le aveva offerto una cattedra. Qui Sonja incominciò a lavorare al problema della rotazione di un corpo rigido attorno a un punto fisso e su questo argomento scrisse un saggio che le valse il Prix Bordin, prestigioso premio dell'Accademia delle Scienze Francese. Nel 1889 l'Università di Stoccolma le assicurò una cattedra universitaria a vita.

Nel corso della sua vita Sonja si dedicò anche all'attività letteraria, lavorando come critica teatrale e cronista scientifica e scrivendo racconti, poesie e un'autobiografia. Fu attiva anche nel movimento femminista. Morì nel 1891, per un attacco cardiaco.

Biografia a cura di Federica Pozzi, del 17.02.2002 
 

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sabato, 26 febbraio 2005

 Ecco perché Prodi non aggiorna il blog!

da Giudamaccablog


Perché il leader dell'Unione era impegnato a scrivere un pistolotto da 13000 battute sul Corriere della sera; suddivise come segue:

Saluti al Direttore, anche se il mio precedente articolo era per Repubblica voglio bene anche a voi. Siete tanto bravi e mi fate riflettere molto. (Mille battute circa)
Mi avete fatto due domande, che mi hanno fatto riflettere a lungo - ve l'avevo già detto? - queste domande sono: Perché ho detto a Bush benvenuto, mentre a giugno dell'anno scorso gli avevo mandato a dire vaffanculo brutto cowboy guerrafondaio? E il fatto che dica oggi a Bush benvenuto significa forse che ho cambiato idea? Per rispondere a questa domanda ci vorrebbe una linea di politica estera dell'Unione, ma non c'è, quindi potrei dirvi di rifarmi la domanda quando e se ne avremo concordata una e di non romper l'anima, che sono così impegnato che non riesco nemmeno ad aggiornare il blog. Ma siccome sono stato il capo dell'Europa per cinque anni - ve l'ho mai detto? - e adesso sono il capo dell'Unione me ne fotto che non ci sia una linea di politica estera e vi dico la mia. (Millesettecento battute)
Non ho cambiato idea, Bush è un puzzone e non doveva fare la guerra, le elezioni sono state carine ma ci vuole l'Onu. Se non mando più Bush a quel paese è solo perché adesso è stato carino con l'Europa. E poi la democrazia non si esporta con le armi, ha visto Bush come siamo stati bravi in Europa a vincere la guerra fredda e far diventare democratico tutto l'est europeo e parte dell'Africa? - dei turchi non parlo che l'ultima volta ho fatto una gaffe - così bisogna fare. (Duemilaquattrocento battute)
In Iraq il vuoto di potere ha creato il terrorismo, per sistemare tutto ci vuole l'Onu. (Duemiladuecentocinquanta battute)
La politica estera dell'Unione è la pace. La guerra non si fa. La Costituzione dice che non si fa la guerra. La politica estera dell'Unione è l'articolo undici della Costituzione. (Duemilatrecento battute)
La guerra la può autorizzare solo l'Onu, in tutti i casi tranne uno. Tranne cioè che non sia fatta da un governo di centrosinistra e da un presidente americano democratico, in questo caso non si chiama guerra ma "intervento armato". (Duemilaottocento battute)
Prima che i riformisti si incazzino, questa non è la linea ufficiale dell'Unione, quella non c'è, questo è solo il contributo del capo, che sarei io.
Saluti. (Cinquecentosessanta battute)

postato da: Oedipa alle ore 13:39 | Permalink | commenti
categoria:attrattori strani
venerdì, 25 febbraio 2005

Pynchon's latest book

Michael Naumann, Pynchon's friend and former editor at Heny Holt & Co. (Pynchon's publisher), remarked on a radio interview in Germany (where he is now some sort of Minister) that Pynchon's latest book is nearing completion (should come out in the next few years ??) and is about a female Russian mathematician and her love affair in Gottingen in the first part of the 20th Century with another mathematician: presumably the context will be Hilbert's researches (along with the other issues in the hotbed of mathematics in Germany)  

postato da: Oedipa alle ore 16:24 | Permalink | commenti
categoria:letteratura, vineland
lunedì, 21 febbraio 2005

6 sec fa gipsyqueen ha scritto sul blog boatsagainstthecurrent
"NON HO TEMPO"Io alla frase “non ho tempo” non ho mai creduto. L’ho sempre vista come un eufemismo che sta per "non ho voglia”. L’impiego del nostro tempo è dettato da prioritá che noi stessi stabiliamo, dal momento che siamo dotati di...

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9 sec fa luchan ha scritto sul blog luchan90
X°DDDDDDDDDDDd oddio raga ke giornata!!!1 e 2 ora: supplenza!!! X°DDDD oddio ek ridere con Ste!!! anke se mi hya fatto mandare un sms a vuoto ùù X°DDDD3 e 4: abbiamo assistito a 3 brani classici ke son venuti a suonare a scuola nostra! X°DD io e Ste ...

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15 sec fa Miky-koishikawa ha scritto sul blog amangablog
FEBBRAIO '05-Peach Girl 18 (di 18), Miwa Ueda, PPMomo decide finalmente di sciogliere il triangolo che s'era creato tra lei, Toji e Kairi. Ma uno non prenderà troppo bene la cosa. Momo dovrà ricorrere a un aiuto inaspettato per salvarlo. Riuscirà finalmente Momo ad avere u...

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36 sec fa pentesilea ha scritto sul blog pentesilea
DEJECTION: AN ODE Late, late yestreen I saw the new Moon, with the old Moon in her arms; and I fear, I fear, my Master dear! We shall have a deadly storm. Ballad of Sir Patrick Spence Well! If the Bard was weather-wise, who made The grand old ballad of Sir Patric...

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44 sec fa Elewhin ha scritto sul blog lorhascox
Dopo mille dubbi e altrettanti ripensamenti, eccomi giunta a scrivere il primo post di questo blog... Da dove iniziare? Dai ringraziamenti! Così creiamo subito una bella atmosfera da serata degli Oscar e non ci pensiamo più: prima di tutte Elanor per la pazienza, p...

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47 sec fa Agaetin ha scritto sul blog cicciopallosi
Ciau Cicciopallosi, fra poco sarà Marzo...quindi molti di voi torneranno ad allietarci dai freddi paesi in cui sono andati per "dovere" vorrei avere il dovere di andare in Nuova Zelanda...

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1 min 2 sec fa AnimaDispersa ha scritto sul blog lefasidellaluna
"La vita è come uno specchio, ti sorride se la guardi sorridendo".....sarà vero???

1 min 5 sec fa pentesilea ha scritto sul blog pentesilea
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1 min 13 sec fa Elewhin ha scritto sul blog lorhascox
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1 min 16 sec fa Agaetin ha scritto sul blog cicciopallosi
Ciau Cicciopallosi, fra poco sarà Marzo...quindi molti di voi torneranno ad allietarci dai freddi paesi in cui sono andati per "dovere" vorrei avere il dovere di andare in Nuova Zelanda...

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1 min 31 sec fa AnimaDispersa ha scritto sul blog lefasidellaluna
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1 min 31 sec fa tuttaperme ha scritto sul blog tuttaperme
Il dio denaro....Oggi della serie sto crescendo…tutta dovrà parlare di soldi per lavoro…..e non ne sono capace…..già se esco da li e ho ottenuto un riborso spese sarà molto!!!!!tutta ha uno stranissimo rapporto con il denaro......riesce a spenderne sempre pi...

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1 min 36 sec fa Fruzza ha scritto sul blog fruzza
Effettivamente non ho niente da dichiarare.Ma scriverò lo stesso, per abitudine, si può dire.Mi lamenterò sul tempo terribilmente umido che in questi giorni imperversa su Napoli e sui miei mal di testa metereopatici.Quello che mi serve ora è soltanto una sigaretta.U...

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1 min 36 sec fa leanan-sidhe ha scritto sul blog sogood
clara bow

2 min 3 sec fa AnimaDispersa ha scritto sul blog lefasidellaluna
"La vita è come uno specchio, ti sorride se la guardi sorridendo".....sarà vero???

2 min 3 sec fa tuttaperme ha scritto sul blog tuttaperme
Il dio denaro....Oggi della serie sto crescendo…tutta dovrà parlare di soldi per lavoro…..e non ne sono capace…..già se esco da li e ho ottenuto un riborso spese sarà molto!!!!!tutta ha uno stranissimo rapporto con il denaro......riesce a spenderne sempre pi...

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2 min 8 sec fa Fruzza ha scritto sul blog fruzza
Effettivamente non ho niente da dichiarare.Ma scriverò lo stesso, per abitudine, si può dire.Mi lamenterò sul tempo terribilmente umido che in questi giorni imperversa su Napoli e sui miei mal di testa metereopatici.Quello che mi serve ora è soltanto una sigaretta.U...

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2 min 8 sec fa leanan-sidhe ha scritto sul blog sogood
clara bow

2 min 10 sec fa xNudaVeritas ha scritto sul blog attodefinitivo
Sentiva appena il vento che le muoveva i capelli - capelli di paglia - mentre a braccia aperte osservava chi nel campo stava mangiando i suoi sogni. AVVICINATI, TI PREGO, SOLO COSì SENTIRAI IL MIO CUORE CHE *BATTE*. Ma lei non poteva muoversi. Era soltanto uno spaventapasseri. Solo un p...

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2 min 12 sec fa NerviTesi ha scritto sul blog lagattapaolo
SI CHIUDE UNA PORTA, SI APRE UN PORTONE.INIZIA UN VIAGGIO, a piedi nudi nel parco........

2 min 15 sec fa corinocorini ha scritto sul blog minestraimperiale
periodicamente scasso i maroni a qui 3-4 soliti noti, leggo delle cosine in giro e le spedisco via mail. dato che i blog sono uno strumento in via d'estinzione e che io devo fare sempre il contrario mi ci butto sopra e vedo che come va. per esempio.... qui si comunica che il buon beck si è...

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2 min 17 sec fa LadyMaryon ha scritto sul blog ladymaryon
visto che ho un po' di tempo, e che sembra, sottolineare sembra, che 'sto mause funzioni(?) vi "ragguaglio" (termine dialettale) su quello che è successo............ sabato Giacomo ha giocato contro lo Spezia ed hanno vinto!!!!!!!! che finalmente ci si capisca qualcosa? ...

2 min 36 sec fa xNudaVeritas ha scritto sul blog attodefinitivo
Sentiva appena il vento che le muoveva i capelli - capelli di paglia - mentre a braccia aperte osservava chi nel campo stava mangiando i suoi sogni. AVVICINATI, TI PREGO, SOLO COSì SENTIRAI IL MIO CUORE CHE *BATTE*. Ma lei non poteva muoversi. Era soltanto uno spaventapasseri. Solo un p...

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2 min 38 sec fa NerviTesi ha scritto sul blog lagattapaolo
SI CHIUDE UNA PORTA, SI APRE UN PORTONE.INIZIA UN VIAGGIO, a piedi nudi nel parco........

2 min 41 sec fa corinocorini ha scritto sul blog minestraimperiale
periodicamente scasso i maroni a qui 3-4 soliti noti, leggo delle cosine in giro e le spedisco via mail. dato che i blog sono uno strumento in via d'estinzione e che io devo fare sempre il contrario mi ci butto sopra e vedo che come va. per esempio.... qui si comunica che il buon beck si è...

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2 min 43 sec fa LadyMaryon ha scritto sul blog ladymaryon
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2 min 46 sec fa meph ha scritto sul blog ossidipesca
sembra che mi sono imbarcato, ma adesso ne escosapete che mi sto annoiando?ma di brutto brutto brutto! ecco cosa potrei fare1. compiti2. musica3. scrivere4. disegnare5. mettere in ordine la casa6. fare un pupazzo di neve7. dormire8. morire9. dormire, forse sognare, sì questo è l'intopp...

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2 min 49 sec fa condre ha scritto sul blog acidstreet
nuove strisce e vignette questo mese sui siti CartaigienicaWeb e La 'Otenna !

3 min fa poetinascosti ha scritto sul blog poetinascosti
Il 16/02/2005 è passato. Anche in via Rubino abbiamo fatto volare le nostre poesie. Noi eravamo in tanti, i poeti nascosti come sempre in queste occasioni emergono dalla città sotterranea e si presentano con le loro poesie. Ci sono una serie di riflessioni da fare, eravamo al cen...

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3 min 23 sec fa AstroSplendente ha scritto sul blog astrosplendente
InaspettatamenteHo aperto un blog per lui.......per sfogare liberamente i miei sentimenti senza essere di peso a nessuno........dove essere veramente me stessa.........Sono stata molto male........Ho sperato tanto........E' stata una grande sofferenza che ha devastato il mio cuore........Pu&og...

2 min 59 sec fa corinocorini ha scritto sul blog minestraimperiale
periodicamente scasso i maroni a qui 3-4 soliti noti, leggo delle cosine in giro e le spedisco via mail. dato che i blog sono uno strumento in via d'estinzione e che io devo fare sempre il contrario mi ci butto sopra e vedo che come va. per esempio.... qui si comunica che il buon beck si è...

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3 min 1 sec fa LadyMaryon ha scritto sul blog ladymaryon
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3 min 4 sec fa meph ha scritto sul blog ossidipesca
sembra che mi sono imbarcato, ma adesso ne escosapete che mi sto annoiando?ma di brutto brutto brutto! ecco cosa potrei fare1. compiti2. musica3. scrivere4. disegnare5. mettere in ordine la casa6. fare un pupazzo di neve7. dormire8. morire9. dormire, forse sognare, sì questo è l'intopp...

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3 min 7 sec fa condre ha scritto sul blog acidstreet
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3 min 18 sec fa poetinascosti ha scritto sul blog poetinascosti
Il 16/02/2005 è passato. Anche in via Rubino abbiamo fatto volare le nostre poesie. Noi eravamo in tanti, i poeti nascosti come sempre in queste occasioni emergono dalla città sotterranea e si presentano con le loro poesie. Ci sono una serie di riflessioni da fare, eravamo al cen...

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3 min 43 sec fa FairyStream ha scritto sul blog airalimi
perche non posso vivere la mia vita... perche??????????? è la mia vita ma sembra che tutti a partire da mia madre che vorrei solo che stesse zitta mi lasciasse stare... sembra che abbia deciso della sua di vita... ho preso una decisione conla mia testa.... non amavo più un ragazz...

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3 min 45 sec fa loba ha scritto sul blog loba
Sento freddo!Possibile che non riesco a scaldarmi neanche con 3 maglioni e un giacchetto?Vorrei rotolarmi sopra un termosifone bollente, chissà se riuscirei a stiepidirmi? Si perchè mentre mi rotolo da una parte mi raffreddo dall'altra!Lasciamo perdere...Ogni tanto (spesso) mi sc...

3 min 38 sec fa poetinascosti ha scritto sul blog poetinascosti
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4 min 1 sec fa AstroSplendente ha scritto sul blog astrosplendente
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Sento freddo!Possibile che non riesco a scaldarmi neanche con 3 maglioni e un giacchetto?Vorrei rotolarmi sopra un termosifone bollente, chissà se riuscirei a stiepidirmi? Si perchè mentre mi rotolo da una parte mi raffreddo dall'altra!Lasciamo perdere...Ogni tanto (spesso) mi sc...

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4 min 19 sec fa hakuin ha scritto sul blog hakuin
RELAXLa sera prima di partire non riuscivo a reggermi in piedi... non ero ubriaco.. avevo circa 38 di febbre. "Sono 2 anni che non mi ammalo, ma porca.. proprio la sera prima di partire?". Una pastiglia di tachipirina dopo due toast, non riuscivo a trovare lo zaino, mia nonna ascoltava Jer...

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4 min 31 sec fa Myele ha scritto sul blog lightprincess
Rieccomi qui, a scrivere. Noto che se non lo faccio io, l'Elisa è come MORTA!Sono stati giorni difficili i Nostri, abbiamo avuto tante esperienze(più negative che positive ma, ci sono sempre state)e, Mi mancava il Nostro BloGGhino ^^Penso tanto a volte.Penso a tutto ciò che c'&e...

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4 min 32 sec fa Ontheroad76 ha scritto sul blog cisiamoancora
Mi domandavo.... ma il nostro masenonmollamai e' sparito da questo blog???? Che gli avete fatto venerdi? L'avete maltrattato?????????????

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4 min 38 sec fa niku ha scritto sul blog nikugignuz
Ho messo via un po' di rumore dicono così si fanel comodino c'è una mina tonsille da seimila watt.Ho messo via i rimpiattini, dicono non ho l'età,se si voltano un momento io ci rigioco perchè a me va.Ho messo via un po' d'illusioni che prima o poi basta cosìl...

4 min 56 sec fa niku ha scritto sul blog nikugignuz
Ho messo via un po' di rumore dicono così si fanel comodino c'è una mina tonsille da seimila watt.Ho messo via i rimpiattini, dicono non ho l'età,se si voltano un momento io ci rigioco perchè a me va.Ho messo via un po' d'illusioni che prima o poi basta cosìl...

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5 min 1 sec fa dracula84 ha scritto sul blog dracula84
tranquilli, è normale se alle 8:20 arriva un msg del genere:e voi vedrete il figlio dell'uomo salire sulle nubi del cielo e sedere alla destra del padrevoi rispondete (solo xkè avete i msg gratis altrimenti...):ma anke noaltro msg:andrò a pregare nel deserto x 40 giorni e ...

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5 min 16 sec fa Acidula ha scritto sul blog undiariodisperso


5 min 23 sec fa Sirith ha scritto sul blog laviaprosegue
Oggi? Una parola (anzi, uno smiley): . Cioè: du balle....Però nell'ora di matematica è successa un cosa fantastica (grazie alla nostra Ilaria che manomette i mobili): la prof si è seduta sulla sedia con la gambina monca perchè (non ho ancora ben chiaro il con...

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5 min 47 sec fa MeryStellina ha scritto sul blog tralemiestelle
Ma stai tranquilla non e' niente e' solo vita che entra dentro il fuoco che ti brucia il sangue quella e' l'anima Puo' anche non piacerti il mondo o forse a lui non piaci te comunque questa e' un'altra storia questo e' Hemingway Sto seriamente male...ho mille pensieri in testa e non riesco a d...

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6 min 22 sec fa TopoEriberto ha scritto sul blog topoeriberto
Ecco, l'hai fatto di nuovo... Addio alla speranza di ottenere certezze in questi giorni. Non ci capisco più nulla. Io sono maledettamente umorale e va bene... Ma anche tu, cavoli, mica scherzi!! Si può sapere che cavolo ti passa per quella testaccia intricata? E di nuovo io p...

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6 min 25 sec fa smeerch ha scritto sul blog smeerch
Mp3: Winamp sblocca i brani di Napster Un piccolo add-on elimina il blocco anti-copia (Nicola Bruno - www.itnews.it - 21/02/05)Ci risiamo. Alcuni ‘smanettoni’ hanno trovato il sistema per togliere la protezione anti-copia ai file scaricati dal sito di Napster. È un po’ come ...

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categoria:letteratura
sabato, 19 febbraio 2005

Tullio Avoledo si racconta

Stando ai documenti e alla memoria dei miei genitori sono nato a Valvasone, in Friuli, il 1° giugno del 1957. Vivo e lavoro a Pordenone. Sono friulano per tre quarti e tedesco per il resto: fra i rami del mio albero genealogico c’è Johann Philipp Kimberger (1721-1783), allievo di J.S. Bach e musicista alla corte di Federico il Grande. Sin da piccolo ho sempre letto molto, probabilmente troppo. Dopo la maturità classica avrei voluto iscrivermi al DAMS a Bologna. Scelsi invece Giurisprudenza; non è stata una scelta felice. Dopo la laurea ho fatto per qualche tempo il consulente alla formazione per una ditta produttrice di personal computer e il copywriter per un’agenzia di pubblicità. Contemporaneamente traducevo libri dall’inglese e scrivevo per un giornale locale. Nel 1991 mi ha assunto una banca di Pordenone, per il suo ufficio legale, in cui lavoro tuttora. Nel ’95 ho sposato Anny, figlia di friulani nata a Parigi. Abbiamo due figli, Francesco di sei anni ed Elisa, nata il 29 maggio di quest’anno.

Due anni fa ho partecipato a un corso di scrittura tenuto a Pordenone da Mauro Covacich e Gian Mario Villalta. Mauro è stato il primo lettore di L'elenco telefonico di Atlantide, che è nato in parte per effetto di quel corso e in parte da una lettera dello scrittore inglese Arthur C. Clarke. Qui devo aprire una parentesi. Durante l’università mi venne voglia di leggere le opere di Shakespeare in inglese. Così cominciai a studiare da autodidatta quella lingua. Finii per leggere sempre più opere di autori anglosassoni, spesso nell’edizione originale. Nel 1998 scrissi una lettera a tutti i miei scrittori anglosassoni preferiti. Erano parecchi, e già trovarne gli indirizzi fu un’impresa notevole. Quasi tutti mi hanno risposto, e nel corso di quattro anni ho accumulato una raccolta fantastica di lettere, autografi e altri memorabilia, ma soprattutto un tesoro di contatti umani e di preziose informazioni. Non capita a tutti di ricevere consigli di lettura da David Foster Wallace, o di scrivere del Friuli a Robert Ludlum e di trovare poi due personaggi che parlano friulano nel suo nuovo romanzo...

Tornando a L'elenco telefonico di Atlantide, a una mia domanda sulla possibilità di replicare la coscienza umana su un supporto informatico, Sir Arthur C. Clarke rispose mettendomi sulle tracce di Soul Catcher 2025, un progetto della British Telecom che è poi diventato il nucleo di Atlantide. Mauro Covacich mi suggerì di inviare il dattiloscritto a Giulio Mozzi, che giusto allora stava curando l’avvio della collana indicativo presente per Sironi. Nel frattempo avevo finito anche un secondo romanzo, Mare di Bering, così spedii a Giulio anche quello. Risultato: dal momento che i due romanzi non si integravano nel progetto e nei parametri di indicativo presente, con mia grande sorpresa Atlantide e Bering sarebbero diventati il primo e il terzo titolo della nuova collana Questo e altri mondi! A ottobre ho avuto la mia “presentazione al tempio”, partecipando come autore inedito a Ricercare 2002, laboratorio di giovani scritture che si tiene da dieci anni a Reggio Emilia.

Qualche dettaglio tecnico: solitamente scrivo di notte, quando il resto della famiglia dorme, con le cuffie dello stereo sulle orecchie e nelle cuffie la musica dei miei autori preferiti. Se qualcuno dovesse domandarmi perché scrivo, gli risponderei “perché mi diverte. E mi diverto ancora di più a rileggere quello che ho scritto.” A me sembrano due buoni motivi. 

 

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categoria:attrattori strani
sabato, 19 febbraio 2005

INTERVISTA A TULLIO AVOLEDO

a cura di Marco Mocchi



Tullio Avoledo, friulano, classe 1957, sposato con due figli e impiegato nell’ufficio legale di una banca, è l’autore di “L’elenco telefonico di Atlantide”, che trovate recensito in altra sede nel sito di IntercoM, suo romanzo d’esordio con cui l’Editore Sironi ha inaugurato, nel gennaio 2003, la collana “Questo e altri mondi”, a cura di Giulio Mozzi .
Giulio Rovedo, friulano, sposato con un figlio, impiegato nell’ufficio legale di una piccola banca di provincia, è il protagonista delle vicende del romanzo “L’elenco telefonico di Atlantide”.
Uno strano senso di déjà vu? Beh, sicuramente l’assonanza tra i nomi, la somiglianza macroscopica di certe situazioni tra le vite dell’autore e del protagonista del romanzo sono un indizio sul fatto che ad Avoledo piaccia in qualche modo giocare e giocare con il lettore.
Leggendo il romanzo questo indizio diventa un sospetto (a partire dai capoversi dei primi capitoli: un gioco/sfida col lettore; indovina il titolo distorto: ex. “Avventura nella stagione dei monsoni: Indiana Jones e il tempo maledetto”) ed il sospetto assume consistenza reale di “godimento” man mano che la vicenda si dipana, con continue divagazioni, citazioni e richiami in una vicenda che gronda effervescenza da tutti i pori…

La lettura del romanzo, nell’intreccio del complesso narrativo, è una sorpresa continua per il lettore, che si trova ripetutamente stuzzicato da richiami, paralleli, citazioni di romanzi, riferimenti musicali o cinematografici. Quali sono stati i riferimenti culturali su cui si è sviluppato il romanzo?
Spero di non scandalizzare nessuno citando due fumettisti: il francese Gérard Lauzier e l’americano G.B. Trudeau, autore della quasi trentennale saga di “Doonesbury”, in cui i personaggi e le storie s’intrecciano, sovrapponendosi anche alla vita reale: per cui in questo monumentale e al tempo stesso vivacissimo sceneggiato a fumetti entrano ed escono presidenti, cantanti, attori, guerre e scandali, interagendo con i personaggi inventati dall’autore. Non avrei potuto scrivere “Mare di Bering” (N.d.I.: terzo romanzo previsto per la collana “Questo e altri mondi”) senza aver letto e metabolizzato “Doonesbury”, mentre “Atlantide” è sicuramente tributario della satira sociale di Lauzier.

Questa è una scelta stilistica? Come la motivi?
Non amo le descrizioni tipiche dei romanzieri “classici”. In altre parole non sopporto le descrizioni eccessive dei personaggi o degli scenari, il dettaglio psicologico, e in generale tutto quello che appesantisce la narrazione. La pretesa del narratore di “descrivere con precisione” non può essere che velleitaria, se si considera la complessità del mondo attuale, in continua evoluzione e in uno stato di perenne disordine. Il romanzo ottocentesco descriveva elementi relativamente fermi, ed era quindi altrettanto relativamente in grado di “descrivere”, mentre l’occhio del narratore contemporaneo secondo me può cogliere solo guizzi obliqui, istantanee mosse, della realtà. O di quello che passa per “realtà”, dato che non sono neppure sicuro che questo concetto abbia molto senso, applicato alla vita che facciamo, e che è fatta più di stimoli indotti dalla volontà e dalla capacità di manipolazione altrui che dalla vita “materiale”. In altre parole credo che stiamo diventando sempre più creature virtuali. Il protagonista del mio libro è un esempio di questo processo in atto. Quello che crede di sapere, quello che crede di vedere gli arriva in realtà da altrove. E’ un individuo mutilato, di cui la società è – paradossalmente - un’ipertrofica protesi. Per questo nel romanzo ci sono più musica e cinema che letteratura: perché è così anche nella vita reale. Tutti ascoltiamo musica, tutti andiamo al cinema o vediamo la televisione, ma non tutti leggiamo libri. I libri contribuiscono in percentuale minima a formare l’immaginario collettivo. Se in un libro dico che un personaggio porta un cappello all’Indiana Jones quasi tutti i lettori visualizzano quel cappello. Se io scrivo che il personaggio si pettina come il grande Gatsby o come il giovane Holden, tu cosa vedi?
Poi c’è un’altra cosa da dire: sotto il profilo degli apporti stilistici, un’opera musicale come “The Sinking of the Titanic” di Gavin Bryars o il film “American Beauty” di Sam Mendes (che ho espressamente citato nel “movimento di macchina” iniziale del libro, cioè nella carrellata esterna sul condominio) hanno pesato molto di più sul mio modo di scrivere che non l’opera di altri scrittori. Invece il mio terzo romanzo, ancora fieramente in fieri, risente parecchio dell’influsso della poesia di Tony Harrison e Seamus Heaney e dell’ascolto intensivo di un cantautore – se possiamo chiamarlo così – inglese, Billy Bragg: un reperto storico dell’epoca tramontata dell’Impegno Politico.

Come ti poni nei confronti della narrativa “di genere”?
Non riesco a vedere i confini della letteratura, le linee di frattura o di convergenza che dovrebbero determinare i generi e la collocazione di un’opera all’interno di essi. Forse perché gli autori e le opere che preferisco sfuggono alle catalogazioni troppo facili. Dove inserire Vonnegut, ad esempio? E Palahniuk? E Foster Wallace?

E nei confronti della fantascienza?
Ah! La fantascienza è stato il mio amore di gioventù. Non il primo, ma quello che sicuramente mi ha più segnato. Forse perché mi ha colto nel momento più delicato del mio processo di formazione. A Padova nel 1977 c’era il Movimento, c’erano gli ormoni a mille, e poi c’era la corsa in edicola a comprare il nuovo numero di ROBOT. Le tre cose coesistevano bene insieme, formavano un cocktail straordinario. La fantascienza per me ha il sapore della gioventù.

Fatte queste premesse: una tua definizione di “fantascienza”?
Dovrò citare ancora una volta Kurt Vonnegut, che ha scritto che gli dispiace che i suoi libri vengano infilati dalla critica nel cassetto della fantascienza, perché i critici spesso scambiano quel cassetto per un orinale. In realtà molti che non conoscono il genere vedono la fantascienza come una cosa da ragazzini, o da ignoranti. Forse era così in America negli anni ´50 o ´60. Attualmente credo che i lettori di fantascienza siano distribuiti più sulle fasce alte d’età che fra i giovani, che sono abituati a "ingerire" fantascienza attraverso altri canali (film, videoclip, fumetti, pubblicità) piuttosto che attraverso la lettura. Come ho detto, non è facile fare delle distinzioni nette, in ambito letterario. Io divido i libri in due sole categorie: i libri che non mi piacciono e quelli che mi piacciono. E´ un criterio pratico, che suggerisco a tutti di usare. Detto questo, all’interno della fantascienza si trovano mediamente più libri che non mi piacciono (non voglio dire che siano necessariamente brutti: solo che non mi piacciono) che non nella letteratura "mainstream". Ma questo credo dipenda da fattori pratici: un tempo gli autori di SF erano così mal pagati che dovevano per forza anteporre la quantità alla qualità; i lettori poi erano effettivamente più giovani, meno colti. Inoltre alcuni grandi scrittori di SF puntavano più sulle idee che sulla scrittura. Comunque si è creata nel tempo una forma di pregiudizio nei confronti della letteratura fantastica. La situazione sta cambiando, e cambierà ancora, perché molti dotati scrittori "mainstream" trovano nuova linfa ispiratrice nella fantascienza. Penso a Jack Womack, uno scrittore che mi ha molto impressionato, a David Foster Wallace, o a Colson Whitehead, solo per fare qualche nome. Non è la vecchia "space opera", ovviamente, e non si trattano temi come la robotica o la conquista dello spazio, ma certamente non vedo nette linee di frattura con la cosiddetta "fantascienza sociologica" del passato.
Può sembrare che io stia cercando di eludere la tua domanda, ma il fatto è che trovo molto difficile dare una definizione di fantascienza. Una volta si usava la definizione di "narrativa d’anticipazione". Ma lo steampunk, ad esempio, non si può certo far rientrare in questa categoria. E neppure le storie che hanno a che fare con gli universi paralleli, o con i viaggi nel tempo.
Potrei dire, sperando di cavarmela a buon mercato, che la fantascienza è il regno del SE. O l’equivalente letterario di un volo in condizioni di gravità zero. O l’unica categoria narrativa in cui un marziano si senta a suo agio.


Quali sono gli autori e le opere fantascientifiche più importanti per la formazione del tuo immaginario di scrittore?
Come autori metto decisamente al primo posto Philip K. Dick. Al secondo Gene Wolfe. Terzo Norman Spinrad. Poi un folto gruppo di testa: John Brunner, Keith Roberts, Cordwainer Smith, Edgar Pangborn, Roger Zelazny, Philip J. Farmer, Greg Bear, Robert J. Sawyer, Michael Bishop, Christopher Hinz (l’autore della “Trilogia dei Paratwa”), Larry Niven, Poul Anderson, Terry Bisson. David Gemmell, per la fantasy. Ho amato molto anche alcuni libri di Harry Turtledove, un autore che però di opera in opera diventa sempre più illeggibile. Poi mi piacerebbe, un giorno, essere così ricco da poter ricavare un film da “Soldato non chiedere” di Gordon Dickson.





“L’elenco telefonico di Atlantide” è un’avventura molto particolare, perché fonde una serie di suggestioni in un'unica vicenda dalle molte sfaccettature. A tratti pare di trovarsi in una vicenda di Indiana Jones, in altri nei panni di Martin Mystere, in altri in un romanzo di Dick, in altri ancora in un film dei fratelli Wachowski. Ma una delle “tensioni motrici” del romanzo è la battaglia tra il Bene ed il Male (il ruolo della Covenant per Rovedo è a tratti quello della “Spectre” per James Bond). Ritieni quella tra Bene e Male una distinzione netta?
No, purtroppo. O dovrei dire per fortuna? Nella Wehrmacht di Hitler c’erano molte persone buone, così come in quello che Reagan definì “L’Impero del Male” c’erano (come ha felicemente intuito Mr. Sting...) molte persone che amavano i loro bambini. Nel mio libro è rispecchiata proprio questa ambivalenza, l’impossibilità di tracciare chiari confini morali. Alcuni personaggi apparentemente “cattivi” si rivelano “buoni”, i nemici diventano amici e viceversa. Al tempo stesso sono certo che il Male esiste. Non sono altrettanto sicuro che esista il Bene. Trovarlo – nella storia, così come nella vita, è così difficile. Per trovare il Male, invece, dovete solo leggere un libriccino edito da Giuntina, “La notte” di Elie Wiesel. E’ un libro autobiografico. Parla di un bambino ad Auschwitz. Dovrebbe essere adottato come lettura obbligatoria per i nostri figli. Così come li vacciniamo contro le malattie dovremmo vaccinarli anche contro l’odio e il razzismo, per dire solo due aspetti del Male. Credo che la lettura di quel libro li vaccinerebbe. Io l’ho letto tardi. Comunque uno dei motivi per cui non credo esista una lotta tra il Bene e il Male è che non ricordo nessuna vittoria del Bene, ultimamente. Il che vorrebbe dire che forse la guerra c’è stata ma è già finita. Non è una cosa che mi faccia molto piacere pensare. Comunque nel mio romanzo la descrizione della lotta tra il Bene e il Male e tutto l’altro “arredamento mitico-spirituale” vengono cortesemente forniti da un personaggio che alla fine si rivela un grande bugiardo. Trai tu le conseguenze...

Nel romanzo c’è un esplicito vacillare tra presente e passato (le vicende di ordinaria quotidianità sono continuamente intaccate da improbabili segni di divinità egizie che ritornano, o di inquietanti reminescenze di nazismo). In che modo il passato si proietta nel nostro presente?
Una delle paranoie di Philip Dick nel momento del suo declino fisico e psichico consisteva nel ritenere che il mondo in cui crediamo di vivere fosse solo un illusione. Noi in realtà vivremmo ancora ai tempi dell’Impero Romano; il cristianesimo sarebbe ancora perseguitato. La società tecnologica e tutto il resto non costituirebbe che un’illusione imposta dall’esterno. Ricorda qualcosa, vero? Comunque, a parte le visioni e le paranoie di Dick, il passato ci domina di fatto. Nei nostri geni, per esempio. Nel genoma dei miei antenati è codificato il momento in cui il mio cuore cesserà di battere. La città in cui vivo viene dal passato. La lingua che uso viene dal passato. Il passato proietta anche ombre più lunghe e sinistre. C’è un film geniale di Paul Verhoeven, “Starship Troopers”, in cui la Terra unita del futuro è permeata da un’estetica nazista. Affascinante. Terribile. Poi in questo momento sto leggendo un libro sulle guerre jugoslave dell’ultimo decennio. Sulle sue pagine mi sono reso conto di come la storia possa pesare sul destino di un popolo o di una nazione. E quindi degli individui che la compongono. Vecchi odii colpiscono e uccidono a distanza anche di molte generazioni.

Qual è la tua visione di futuro?
A volte temo che, come scrisse Jack London, il futuro sia “uno stivale che calpesta un volto umano, all’infinito”. La mia visione è, insomma, quella di Orwell. Nel nostro mondo l’autorità viene sempre più spesso sostituita dal Dominio. Parole come “democrazia”, “governo del popolo” e tutta l’altra attrezzatura lessicale delle democrazie parlamentari vecchio stile sono ormai delle attrezzature sceniche in disuso. Siamo governati da quelle che chiamo oligarchie frattali: oligarchie governative centrali, oligarchie regionali, locali, condominiali: dal grande al piccolo sono tutte incarnazioni dello stesso modello di governo. Sono strutture profondamente antidemocratiche, al di là delle apparenze formali. Strutture che sfruttano a loro favore il disordine delle società moderne, che lucrano sull’incertezza e sul disinteresse della gente per il sociale. Che usano la paura di cui sono in gran parte responsabili – se non gli stessi artefici – per imporre restrizioni alla libertà dell’individuo. Il Caos è funzionale al loro Ordine. E’ un modello transnazionale, valido in Italia come negli USA come nella nuova Russia. O in Cina. E’ un Nuovo Ordine Mondiale strisciante.

Come ti poni di fronte alla Storia?
In una posizione di grande soggezione e timore. Provo un grande rispetto per chi ci ha preceduto, anche perché sono certo che qualsiasi cazzata o orrore sia stato perpetrato in passato noi saremo in grado di fare di peggio, ora o in futuro. La storia per me è anche una grande fonte di ispirazione per la lettura del presente. Ad esempio quando qualche settimana fa si era aperto un dibattito sulla neutralità io sono andato a rileggermi Tucidide - il confronto fra i Meli e gli Ateniesi - e “Le Troiane” di Euripide. Studiare il passato può aiutare a capire il futuro, così come leggere un libro di medicina può aiutare un malato terminale a capire di cosa sta morendo. Comunque non lo farà guarire.

Nel romanzo Rovedo si trova immerso in una serie di fatti che non riesce a controllare e la cui lettura viene ribaltata più volte nel finale. L’impressione è quella del “complotto cosmico”. Cosa ci puoi dire in merito?
Ah, ma il complotto cosmico esiste davvero! Pensa solo al fatto che respiriamo una miscela di gas corrosivi. L’ossigeno è un potente ossidante, no? Un riducente, non so come si dica esattamente, ero un disastro in chimica. Comunque ci siamo sviluppati respirando una miscela corrosiva. Viviamo su uno strato sottile di terra sopra un nucleo incandescente. Poi pensa a come siamo fatti, noi umani. Siamo una forma di vita destinata sin dall’origine al fallimento. Pensa a quando eravamo scimmie indifese, senza artigli né altri strumenti di difesa, degli stuzzichini per ogni carnivoro desideroso di cibo senza troppa fatica. Forse è proprio questo il segreto del nostro successo. Il fatto di aver dovuto camminare sempre in salita. Ma ti sembra che sia stato un affare? Okay, poi ci siamo presi le nostre soddisfazioni: abbiamo praticamente sterminato tutti i grandi predatori, e anche delle bestie che non davano nessun fastidio. Abbiamo distrutto l’ambiente, punendolo per la sua ostilità passata. Un bel caso di successo. Comunque, a parte gli scherzi, a volte sono certo che sì, che c’è un complotto cosmico in atto.

Per la teoria del complotto nel romanzo, hai avuto qualche fonte di ispirazione particolare?
Essenzialmente le dottrine gnostiche. Se uno non può proprio fare a meno della religione, l’idea di un universo imperfetto perché creato da una divinità di rango inferiore ha il suo fascino.

Hai pronti nel cassetto altri due romanzi, ci puoi accennare qualcosa?
Sui due romanzi non posso dire altro se non che saranno due storie molto tese, avvincenti, che faranno ridere e piangere. Chi ha amato “Atlantide” amerà decisamente anche “Mare di Bering” e “Lo stato dell’unione”, due libri che potranno però incontrare il gusto anche di altri lettori, non interessati alla fantascienza o all’esoterico. Non ci sarà Giulio Rovedo, ma un paio di protagonisti che mi stanno altrettanto a cuore, e che spero anche il pubblico amerà.

Come vedi “Tullio Avoledo scrittore”? In altre parole, quali sono le tue ambizioni letterarie?
Quanto a “Tullio Avoledo scrittore”, un’entità del genere semplicemente non esiste. Diciamo che Tullio Avoledo ha scritto dei romanzi. Non mi sento Autore con la A maiuscola, e non mi interessa diventarlo. Del resto il tempo che dedico alla scrittura è una minima parte della mia vita. Per ora. Per finire, le mie ambizioni letterarie sono di riuscire a pubblicare tutto quello che mi divertirò a scrivere, e di smettere di scrivere quando non mi divertirò più a farlo.

Quanto divertimento e quanta ricerca letteraria ci sono ne “L’elenco”? E nei prossimi romanzi?
Ricerca letteraria: zero. Documentazione: quanto basta. Divertimento tanto. Idem per i prossimi romanzi.

Il finale ribalta completamente la chiave di lettura dell’intero romanzo. Cos’è per te la realtà?
Una pura convenzione. Un modo di vedere le cose. Un concetto che usiamo per non impazzire. Qualcosa che col tempo diventa indistinguibile da un sogno.

In una frase: come definiresti “L’elenco telefonico di Atlantide”?
Un film fatto con le parole.

Tullio, ti ringraziamo molto per la tua disponibilità e ci auguriamo di reincontrarci presto… 



 

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sabato, 19 febbraio 2005
Il regalo di Natale più bello
che uno scrittore esordiente possa desiderare
di Tullio Avoledo
 
 
 
Di questi tempi, se qualcuno mi chiede perché qualche anno fa mi sono messo in mente di scrivere ai miei autori preferiti, collezionando oltre un centinaio di risposte, di solito rispondo “per rendermi ridicolo nelle interviste”. Ma non è vero. Il mio scopo era un altro.
Ho scritto la mia prima lettera nel 1989. L’ho scritta a Kurt Vonnegut, che era e rimane in assoluto il mio scrittore preferito. Scrissi quella lettera in inglese, una lingua che allora non conoscevo. La scrissi con grande fatica, parola per parola, cercando di fissare sulla carta quella che di fatto era una lunga dichiarazione d’amore nei confronti dello scrittore americano in cui vedevo l’erede del grande Mark Twain. Ci misi parecchi giorni, facendomi anche aiutare da un’amica. Nel frattempo trovai l’indirizzo della casa editrice di Vonnegut in un tascabile.
Finii di battere la lettera e l’indirizzo sulla mia Olivetti Lettera 32, chiusi la busta e ci incollai sopra il brutto francobollo della serie “Siracusana” che le avrebbe permesso di attraversare l’Oceano Atlantico e raggiungere New York. La busta era leggerissima, come la carta del resto, sottile come una velina e con il disegno di un aereo e le parole air mail - par avion. Adesso non si usa più. Se devo scrivere a qualcuno in America uso una busta normale.
Spedii la lettera. Un paio di settimane dopo arrivò a casa mia una busta di posta aerea con sopra il mio indirizzo, ma scritto nel modo più incasinato che avessi mai visto: lettere maiuscole alte un centimetro, cancellature con un pennarello, tagli. Aprii la busta - strappandola, per la fretta - e dentro trovai un foglio di carta che mi fece battere il cuore. Vonnegut mi aveva risposto. Non solo: aveva disegnato una sua caricatura, con l’immancabile sigaretta in bocca. Credo di aver consumato la trama della carta, a furia di guardare quel foglio.
A distanza di tanti anni ricordo ancora una frase, di quella lettera, un’osservazione sul fatto che viviamo in tempi terribili, “con la Natura pronta a punirci, invece di Dio. “Why is it so funny?” – concludeva Vonnegut. In altre parole, come si può scrivere in tono umoristico – anche se con humour nero – in tempi come i nostri? Ho ripensato spesso a quella frase, ultimamente. Del resto, quando uno tsunami in Estremo Oriente ammazza più svedesi di tutte le guerre del ventesimo secolo messe insieme, beh, dobbiamo proprio dire che Dio, o la Natura, hanno un bizzarro senso dell’umorismo.
Vonnegut ha lasciato di certo una grossa traccia, nella mia scrittura. Come Saul Bellow, il Grande Vecchio della letteratura americana, che in risposta alla mia osservazione sul “segno profondo che i Suoi romanzi hanno scavato nel mio cuore” rispose “spero di non aver causato danni permanenti”.
Dopo quella prima lettera a Vonnegut, per quasi dieci anni non scrissi più. Avevo altro a cui pensare. Stavo aprendomi a forza di testate la strada nel mondo del lavoro. Era più o meno come nuotare controcorrente in un mare di melassa.
Scrissi la mia seconda lettera a uno scrittore nel 1998. Lo scrittore era John Updike. Era appena uscito in Italia Nello splendore dei gigli, un suo romanzo ingiustamente sottovalutato che avevo scoperto grazie a una bella recensione scritta da Antonio D’Orrico.
Stavolta avevo un sacco di parole per John Updike. In quei nove anni il mio inglese da autodidatta era migliorato fino a permettermi di leggere correntemente in originale i miei autori preferiti. Trovare l’indirizzo di Updike era purtroppo un altro paio di maniche. Due tentativi tramite la sua casa editrice americana non avevano prodotto alcun effetto. Ma in un’intervista apparsa su un settimanale americano lessi che Updike viveva in un piccolo villaggio del Massachussetts. Allora feci un semplice ragionamento: in un paesino così piccolo, un autore dovrà per forza servirsi qualche volta della biblioteca pubblica. Così scrissi alla bibliotecaria (chissà perché pensai a una bibliotecaria di sesso femminile: ipotesi che poi si confermò esatta) chiedendole di consegnare la mia lettera a Mr. Updike, se si fosse presentato da lei. Mi andò alla grande.
Da allora Updike e io siamo rimasti in contatto, anche se cerco di non importunarlo troppo spesso. A settant'anni suonati ha l’energia e la curiosità di un ragazzino. Non so cosa l’abbia spinto a rispondere alla lettera di un fan italiano. Forse la mia osservazione sul fatto che la struttura del suo romanzo mi sembrava modellata sulla Bibbia. Mi confermò che era così. Vidi giusto anche sulle fonti di un altro suo romanzo, Verso la fine del tempo, che uscì l’anno dopo. Quando gli inviai una copia de L’elenco telefonico di Atlantide disse che nei confronti del libro si sentiva “come un cane che tende l’orecchio sentendo la voce del suo padrone, ma non riesce a capire cosa sta dicendo. Così ho tirato giù dalla soffitta i dischi di un vecchio corso di italiano. Fra qualche tempo, chissà...”.
Sinora non ho ritenuto di forzare la mano chiedendogli a che punto siano i suoi progressi. Da Updike mi attendo che continui a scrivere, non che legga i miei libri.
Mi colpisce sempre, la cortesia che alcuni grandi scrittori riservano a uno sconosciuto. Sarebbero più che legittimati a ignorare l’importuno, invece spesso sono di una disponibilità imbarazzante. Ken Follett, Wilbur Smith e John le Carré – autori di best seller, e quindi apparentemente inavvicinabili – si sono rivelati corrispondenti affabili e premurosi.
Così nel corso degli anni ho potuto chiedere consigli di lettura a David Foster Wallace (scoprendo fra l’altro che abbiamo in comune la passione per lo scrittore di fantascienza Larry Niven), e ottenere preziose informazioni, che poi sono confluite nei miei romanzi, da due altri notevoli scrittori di fantascienza: Joe Haldeman, che fra l’altro mi ha messo sulle tracce di una commovente poesia scritta da un soldato morto in Vietnam che cercavo da anni (e che viene citata in uno degli ultimi capitoli de Lo stato dell’unione) e Michael Bishop, che ha avuto il privilegio di conoscere Philip K. Dick.
Arthur C. Clarke, l’autore di 2001: odissea nello spazio, mi aiutò invece a trovare lo spunto iniziale del mio primo romanzo, scrivendomi di “un amico ingegnere della British Telecom secondo il quale fra 25-30 anni sarà possibile duplicare la mente umana su un supporto artificiale”. Il progetto “Soul Catcher 2025” di cui parlo ne L’elenco telefonico di Atlantide nasce da quella risposta.
Sir Clarke (eravamo nel 1998) temeva che non sarebbe riuscito a vivere fino al fatidico 2001 da lui anticipato. Sono lieto che le sue profezie, in questo caso, non si siano avverate. Sono morti invece Joseph Heller (autore dell’indimen­ticabile Comma 22), Mordecai Richler e Robert Ludlum. Degli ultimi due serbo un ricordo speciale. Richler mi scrisse una breve e toccante lettera da Londra, dov’era ricoverato in ospedale, un mese prima di morire. Quanto a Ludlum, mi chiese notizie del Friuli, la mia regione, della quale gli avevo fatto cenno in una lettera precedente. Così non rimasi troppo colpito quando nel suo nuovo libro, uscito l’anno dopo, fecero la loro comparsa due killer che parlavano friulano...
Non so se sarei mai diventato uno scrittore, senza la mia corrispondenza con altri autori. In qualche modo incomprensibile ogni loro lettera, ogni loro parola di incoraggiamento, mi rafforzava, mi dava coraggio. A ogni contatto sentivo di acquisire quello che certi popoli primitivi chiamano mana: un’energia mistica. Così ho attinto al mana di J.M. Coetzee, John Irving, E.L. Doctorow, Martin Amis, Hanif Kureishi, James Ballard, Seamus Heaney, Norman Mailer, Gore Vidal...
Come direbbe Vonnegut, “Enough! Enough!”. Basta così.
Questione di mana, insomma. Una spiegazione buona come un’altra. Mania, più probabilmente... Di certo il collezionismo non c’entrava niente. Al tempo stesso ero stimolato dalla caccia richiesta da quell’attività. Trovare certi indirizzi è stata un’autentica impresa. E per quanti sforzi abbia fatto in questi anni non sono ancora riuscito a superare la barriera posta fra me e Stephen King dalla sua segretaria e dalla moglie Tabitha. Un autentico muro di gomma, uno scudo di Amazzoni guardiane. Così come non c’è stato modo di farmi rispondere da Philip Roth e Ian McEwan. Potrei farcela tramite l’Einaudi, immagino, ma che gusto ci sarebbe? Vuoi mettere l’emozione di quando riuscii a “beccare” l’autore più elusivo di tutti, Chuck Palahniuk? Niente da fare tramite i suoi editori, nessun indirizzo su internet. Non riuscii a contattarlo nemmeno tramite i giornali con cui collaborava, né inviando lettere fermo posta presso le librerie americane dove sapevo che doveva presentare il suo nuovo romanzo. Ormai disperavo, dopo otto mesi di tentativi inutili. Poi ebbi un’idea. Sapevo che Chuck faceva, o comunque aveva fatto parte, di una bizzarra congrega di matti chiamata Cacophony Society: gente che faceva cose tipo picnic di massa davanti a una centrale nucleare o riunioni di centinaia di Babbi Natale ubriachi (per dire solo le attività più presentabili...). Trovai su internet l’indirizzo della “loggia” della Cacophony Society di Portland, dove Pahlaniuk vive. Scrissi al suo presidente, che mi disse: “Chuck è ormai ricco e famoso, non viene più da noi; adesso vive nei quartieri alti”. Mi chiese se volevo fondare una loggia italiana della società (declinai, ma se qualcuno dei lettori è interessato posso dargli l’indirizzo) e poi mi disse in che zona della città secondo lui Palahniuk viveva. Dopo fu solo questione di tempo e di un giro di e-mail. Contattai un tipo che viveva in zona, che a sua volta conosceva uno che conosceva un altro che abitava vicino allo scrittore, e che dopo qualche ritrosia accettò di lasciare una mia lettera nella sua cassetta postale.
Se non avessi insistito, se non fossi stato così tenace, non avrei ricevuto il regalo di Natale più bello che uno scrittore esordiente possa desiderare; una risposta di uno dei suoi autori preferiti. Nella mia lettera avevo scritto a Chuck della pubblicazione del mio primo romanzo. Pochi giorni dopo il Natale del 2002 mi arrivò una scatola che conteneva una prima edizione, con dedica, di Fight Club (copia che poi un intenditore mi disse essere “rara come i diamanti”) e una serie di pacchettini regalo con dentro oggetti che in un modo o nell’altro richiamavano i libri di Chuck: saponette della marca nominata in Fight Club, spilline in finto argento come quelle di Diary, tatuaggi temporanei e bustine di semi, denti da vampiro in gomma e un sacco di altre cose...
Fra le pagine del libro trovai una lettera. Mi diceva che non era il primo pacchetto che provava a spedirmi, ma che le poste li avevano sempre respinti al mittente. “Chuck”, gli risposi, “se erano come quello che mi è arrivato, la cosa non mi stupisce”.
La lettera diceva anche come era lieto che fossi riuscito a pubblicare il mio romanzo, e che avrebbe voluto “poter imbottigliare la gioia che devi provare in questo momento, perché così tu possa assaporarla più a lungo, nei giorni che verranno”.
Non ho potuto imbottigliare le grandi o piccole gioie che la mia corrispondenza (o la mia mania, come potrebbe definirla qualcuno meno benevolo...) mi ha procurato nel corso del tempo.  Non ne ho avuto bisogno. Ogni volta che riapro una di quelle buste, ogni volta che prendo in mano uno di quei fogli, posso scaldarmi al fuoco dell’amicizia, della generosità. Alla fiamma inestinguibile di una passione condivisa.
Provateci anche voi.
Se avete bisogno di consigli sono qui.
 
 
 
[Questo articolo di Tullio Avoledo è uscito nel quotidiano Il giornale del 17.02.05]

 

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