sabato, 26 febbraio 2005

Pynchon's latest book

Un vecchio amico

di Sofja Kovalevskaja


Quando ci stabilimmo definitivamente in campagna, tappezzammo l'intera casa e mettemmo una nuova carta da parati in tutte le stanze. Poichè tanti erano i vani, la carta da parati non fu sufficiente per una delle camere dei bambini. Ordinarla significava farsela mandare da Pietroburgo, ed era una questione molto complessa; inoltre non valeva la pena di affrontare tutto ciò per una sola stanza, si decise quindi di aspettare un'occasione propizia. Nell'attesa del fatto, la negletta stanza se ne restò per molti anni con una delle sue pareti ricoperte di carta di uso comune.

La sorte volle però che in questa prima fodera preparatoria fossero stampate le conferenze che il professore Ostrogradskj aveva tenuto sul calcolo differenziale, e che erano state acquistate da mio padre in gioventù. Questi fogli, tutti costellati di formule astruse, attrassero subito la mia attenzione. Mi ricordo di me bambina, mentre rimanevo ferma per ore e ore davanti a questo muro misterioso per afferrare almeno qualche passaggio isolato o trovare la sequenza del numero delle pagine.

Grazie a questa contemplazione lunga e prolungata, l'aspetto esteriore di molte di queste formule s'impresse nella mia memoria; e proprio il modo in cui erano scritte lasciò una profonda traccia nel mio intelletto, sebbene fossero per me incomprensibili.

Molti anni dopo, quando avevo già quindici anni, presi la mia prima lezione di calcolo differenziale dall'eminente professore di Pietroburgo Alexander Nikolajevich Strannoljubskj. Questi si stupì della velocità con cui afferravo i concetti di limite e di derivata, "proprio come se tu li avessi precedentemente conosciuti". Mi rammento che si espresse con queste precise parole. Effettivamente nel momento in cui mi spiegava questi concetti avevo vivida nella memoria tutto quello che era scritto sui memorabili fogli di Ostrogradskj, e il concetto di limite mi apparve come un vecchio amico.


Sofja Kovalevskaja, Memorie d'infanzia, Pendragon, Bologna 2000, p. 116 

 

postato da: Oedipa alle ore 17:58 | Permalink | commenti
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